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DIDATTICA - Sintetizzatori analogici

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ARP 2600

Fig. 1 - Sintetittatore monofonico ARP 2600

Possiamo dire che il sintetizzatore analogico è uno strumento musicale nato negli anni Sessanta, per opera essenzialmente di Robert Moog, con l'intento di riunire in un unico blocco le principali apparecchiature di uno studio classico di musica elettronica. Viene detto analogico in quanto la tensione elettrica che, ad esempio, produce il suono, varia in maniera analoga alla corrispondente grandezza fisica che in questo caso è la variazione di pressione dell'aria.

Il sintetizzatore non è uno strumento codificato come quelli tradizionali bensì un insieme coordinato di moduli interconnettibili che diviene uno strumento in base allo schema di collegamento effettuato (chiamato patch). Ciascun modulo svolge una funzione specifica, come ad esempio l'oscillatore (VCO), il filtro (VCF), il generatore di inviluppo (ADSR), il modulatore d'ampiezza (VCA) ecc., e può essere soggetto al controllo sia manuale sia automatico mediante tensione elettrica. Nel capitolo dedicato alla sintesi sottrattiva verrà data una approfondita spiegazione di tali moduli.

E' interessante notare che attraverso il sistema di controlli automatici, una volta predisposti, è possibile produrre musica anche senza l'intervento diretto dell'uomo.

Il sintetizzatore analogico, dai prototipi in cui il collegamento tra i moduli veniva effettuto mediante cavi, ai modelli commerciali più recenti, si è evoluto in due tipi. Il primo primo presentava la tastiera tradizionale d'organo con le caratteristiche di semplicità d'uso, numero limitato di moduli e di possibili collegamenti (spesso già prescelti), trasportabilità e costo contenuto. A questo tipo apperteneva il popolarissimo Minimoog qui riprodotto.

Minimoog

Fig. 2 - Sintetittatore monofonico Minimoog

Il secondo, più vicino ai presupposti iniziali, manteva il sintetizzatore più vicino allo strumento da laboratorio con ampie possibilità di scelta nei moduli, dotato di un sistema agile per i collegamenti ma senza limitazioni, memorie di controllo (sequencer) ed espandibile in base alle esigenze.

I sintetizzatori di questo tipo venivano detti sintetizzatori modulari e potevano avere dimensioni veramente gigantesche come quelle del sistema rappresentato nell'immagine,chiamato TONTO, che comprendeva una moltitudine di moduli ARP e Moog.

Tonto's Analog Synthesizer

Fig. 3 - Sintetittatore modulare TONTO

Gli anni Settanta videro il fiorire dei sintetizzatori analogici, dapprima monofonici e poi polifonici. Le più note marche attive nel periodo furono le americane ARP, Moog ed Oberheim, e le giapponesi Roland, Korg e Yamaha. Nel 1977 fece la sua comparsa il primo sintetizzatore polifonico a voci assegnabili:il Prophet 5 della Sequential Inc.

Prophet 5

Fig. 4 - Sintetittatore polifonico Sequential Circuit "Prophet 5"

I sintetizzatori polifonici hanno cambiato profondamente la popular music, nel giro di pochissimi anni. Gli arrangiamenti hanno avuto improvvisamante tra le mani uno strumento capace di ravvivare le sezioni di accompagnamento, che erano affidate, a chitarre acustiche o a "tappeti" di archi veri o simulati.

Con l'avvento delle tecnologie digitali il sintetizzatore analogico fu sostituito da quello digitale in cui tutti i moduli ed i collegamenti sono realizzati da un elaboratore opportunamente programmato.


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