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DIDATTICA - Campionatori |
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Fig. 1 - Sistema Fairlight II I campionatori appartengono alla famiglia degli strumenti musicali digitali. Un campionatore è in grado di registrare qualsiasi tipo di timbro naturale (dal pianoforte ad un cane che abbaia), di memorizzarlo e di riprodurlo mediante una tastiera. Proprio l'ultimo punto consente di distinguere il campionatore da un registratore digitale, che non è appunto in grado di fare questo. Nel caso dei timbri di un campionatore non si tratta di imitazioni di timbri naturali (come nel sintetizzatore), bensì di registrazioni del timbro naturale vero e proprio. In linea di principio, i campionatori hanno rivoluzionato il mondo musicale perchè quasi nessuno può più essere certo che per esempio un brano emesso alla radio sia effettivamente stato eseguito da un sassofono vero e proprio e non derivi da un campionatore. Se non è possibile imitare i timbri naturali (cosa che in realtà viene tentata dai modelli fisici di strumenti acustici come vedremo nelle Lezione 10 e Lezione 11), resta soltanto la possibilità di registrare gli originali per renderli "suonabili" in un secondo momento. Negli anni Settanta esisteva già uno strumento di questo genere, chiamato Mellotron. Questo operava tuttavia con una tecnologia che dal punto di vista odierno può essere considerata antiquata: ogni tasto disponeva di un nastro ininterrotto. La pressione sul tasto provocava la riproduzione di suoni singoli di coro, di orchestra o di flauto. Il Mellotron generava allora le imitazioni più autentiche di strumenti simili, anche se lo faceva comunque in un modo decisamente incompleto. In fondo un campionatore moderno opera in un modo simile al Mellotron, con la differenza che i timbri non vengono registrati sul nastro analogico bensì a livello digitale. Come sappiamo, il computer è in grado di elaborare in qualsiasi modo i dati digitali. Nella digitalizzazione dei segnali audio, questi vengono letti e depositati in una memoria per poi essere nuovamente convertiti in segnali audio. Nella fase di lettura, vengono rilevati dei campioni del segnale a intervalli brevissimi (dell'ordine di decimillessimi di secondo). La parola inglese per campione è "sample": lo strumento si chiama sampler, campionatore. La funzione basilare del campionatore è la stessa di quella del Mellotron: un timbro registrato può essere riprodotto premendo su un tasto. Dato che il campionatore opera tuttavia con dati digitali, è ovviamente in vantaggio rispetto al Mellotron. Il campionatore può trasportare i suoi campioni, memorizzarlo su dischetti o dischi rigidi, plasmarne la timbrica mediante filtri e addirittura decurtare la forma d'onda o generare cicli iterativi chiamati in inglese loop. Al giorno d'oggi, quasi ogni strumento elettronico si serve interamente o parzialmente di timbri basilari campionati. In linea di principio, nell'ambito del campionamento è possibile distinguere due tipi di strumenti: i campionatori stessi (sampler) e i lettori di campioni (sample player). I primi si distinguono grazie alla loro facoltà di registrare gli strumenti naturali e i rumori, mentre i lettori di campioni - come già dice il nome - sono solo in grado di riprodurre i timbri campionati. I primi campionatori come il Fairlight della australiana CMI costavano cifre spaventose (dell'ordine di centinaia di milioni di lire) ed avevano prestazioni che comparate con i loro discendenti contemporanei erano quasi ridicole. Potevano campionare con soli 8 bit ed avevano una frequenza di campionamento di 32 kHz. Durante i primi anni Ottanta il Fairlight e il Synclavier rappresentavano l'unica possibilità altamente tecnologica per la sintesi e il campionamento ed erano fuori dalla portata di tutti esclusi i grandi studi di registrazione. Questa situazione terminò con l'avvento di complessi ed economici sintetizzatori digitali e campionatori come l'Ensoniq "Mirage" (1986), l'Emu System "Emulator" e l'AKAI "S1000". Fig. 2 - Campionatore AKAI S1000 |